Movimento dei senza satellite

“La scienza informatica riguarda i computer quanto l’astronomia i telescopi”
E. W. Dijkstra

Hardware autocostruito, live coding, biofeedback, reclaiming the streets, storia del free software in una performance…

Comunità di artigiani dei bits e dei volts, poeti, scienziati nomadi, dove stiamo andando? Confido nel ritmo dei vostri passi, la nostra rivoluzione è imminente e costante; è la sfida di non arrendersi al conformismo del divertirsi o del divertire, distraendoci dal dato di fatto che viviamo oltre la storia, i muri, le banche, la somiglianza dei corpi e e del sangue.
Vogliamo un ecosistema coerente dove tutta questa [piro]tecnica prometeica dell’essere Sapiens generi una simbiosi duratura fra i viventi: pensare di creare e immaginare altri spazi e forme per tutta questa conoscenza che coltiviamo come fiamma accesa. Ma se oggi i nostri simili marciano per un pezzo di terra per sopravvivere, o alienano i loro istinti creativi all’interno di una vasta cultura del consumo auto-distruttivo, ci scontriamo con una domanda:
qual’è il ruolo che noi, che già abbiamo cibo e casa, dovremmo avere per immaginare una nuova sovranità, una diversa condivisione della conoscenza, che possa ribaltare questa pulsione auto-distruttiva dell’umanità?
Il tentativo di questo manifesto è apportare una scintilla capace di raschiare l’orizonte. Cresceremo il nostro primo satellite fatto a mano e lo spediremo nello spazio siderale, saturo di satelliti corporativi. Il nostro satellite sarà capace di rendere le nostre reti ancora più autonome? o forse il cammino è ripensare tutta la struttura dell nostra tecnocrazia e della scienza fino al punto di deciderci strategicamente per un cammino totalmente differente? Quale?
Sicuramente molto più che cavie della tecnocrazia!
Sognando e danzando: noi, senza satellite, marciamo…