Don pancho-tabatinga. from cesira on Vimeo.

Parole di Cesira:

Appaio e scompaio in un cosciente gioco di on e off, ci siamo non possiamo uscirne stiamo tutti nella stessa barca.

Rispondere a domande in alcuni momenti non mi invoglia molto perchè ciò che fanno è stimolare ancora più domande…perché la mia presenza nel MSST è dovuta al mio stato d’animo alla affinità con chi ha scritto il suo manifesto e quindi di chi lo appoggia.

Condivido l’esigenza di far schioccare scintille che possano rischiarare l’orizzonte, sperando che in qualche momento qualcuno la raccolga e la rinchiuda in una lanterna. Provo a rispondere senza molto mistero per quelli che come me sono affascinati dai mezzi scientifici, informatici, tecnologici, chi non lo è…e li utilizzano nella vita come nel lavoro, ma non si sono mai lasciati totalmente assorbire da essi o almeno al punto da poter dedicarvici tutto il tempo che servirebbe per poter creare le meraviglie del codice da molti di voi proposte.

Mi interessano e per questo le consumo. Sono parte della mia capacità di esprimermi di vedere e osservare il mondo.

Software libero significa così per me consumo cosciente.

Quando mi sono ritrovata per la prima volta a discuterne la filosofia ho pensato che fosse una buona applicazione pratica di ciò che molto si stava teorizzando, e che se ne rispettavo e condividevo la filosofia avrei dovuto adoperarla, impararla e diffonderla essendo una consumatrice diaria di software. Stessa cosa faccio in altri ambiti.

Tempo dedicato a qualcosa di utile, perché diviso e vissuto con gli altri.

Ma il tempo non è maturato esattamente dove immaginavo in quei giorni.

Ciò che continua a interessarmi oggi è il sistema collaborativo e quindi a contribuire perché cresca. Dell’hardware libero penso esattamente la stessa cosa, ottimo che chi lavora con hardware pensi a una forma per liberarlo. Penso che bisognerebbe liberare il mondo, creare in tutti gli ambiti alternative da noi ricreate e quindi far crescere la cultura…libera. Quella non sottomessa.

Credo che sia una grande possibilità creare e distribuire cultura in modo libero ossia sottraendola a sottomissioni a lei esterne, al soldo, organismo che oggi giorno è in grado di riprodursi da solo senza produrre nulla…ahhh..

Per lo meno oggi esiste questa possibilità, creata da una comunità che ogni giorno produce meraviglie. Poi i cammini sono vari e svariati, tanto quanto il termine cultura libera è una appropriazione.

Passando ad altre questioni penso che il mescolarsi sia la nostra grande possibilità, che ci permette di comprendere che non esiste un noi e un loro. Quindi visto che già ci mescoliamo nella vita reale godendo sani coiti, perché non anche nella sua versione estesa, dove le frontiere non possono ancora arrivare ad essere un muro alla nostra possibilità di immaginare assieme, di creare e diffondere ciò che sentiamo essere.

Riconoscerci non è il problema, c’è la localizzazione in mappe.

Credo che la scienza si ponga le stesse questioni che ci poniamo noi. Oggi la scienza non è più in grado di trasmettere quella sensazione di credibilità che ha voluto trasmettere un tempo. Siamo già passati per pensare che potesse risolvere o distruggere tutto, e in un certo senso è ciò che sta facendo. Scienziati uniamoci e continuiamo il cammino è quello coretto!Solo facendolo alimentando i nuovi flussi potremmo oltrepassare gli interessi e mostrare come esiste un modo di essere comunità e soggetti liberi pur globalizzati.

Mmm, ora… credo che sia Internet ad essere oltre, ossia dà la possibilità di spedirci oltre, di conoscerci e riconoscerci. Chiamarci e trasportarci.

Non dimentichiamo come e perché siamo arrivati qui. E’ solo l’inizio.

Soggetti e intelletti proteiformi per meglio comprendere non resistiamoci dall’osservare questo continuo cambio.

Creatrici di reti e creatori nelle reti.

Msst è acronimo di movimento dei senza satellite, come più volte è stato detto, ossia tutto ciò che qui e li si sta creando di fare, è tutto questo.

Interessante banchetto!

Mmm…di cibo in casa ce ne per continuare la festa!

E quindi, adesso, chiederei alla società:

Siamo noi a liberarci con le tecnologie? Noi a liberarle?O sono loro ad impossessarsi di noi?

Attraverso il loro consumo, la nostra esigenza di consumarle, per quanto le impariamo a conoscere al punto di arrivare a chiamarle libere queste ci obbligano sempre di più a consumarle, ad essere sottomessi ancora una volta al denaro.

Il punto è: come fare per liberarcene?Come fare per utilizzarle per liberarci e una volta liberati liberarcene?

Non siamo cavie ma nemmeno schiavi liberati della tecnocrazia, senno continueremo a dipendere da essa.