MSST intervista Luca Carruba
Como começou seu trabalho com software livre? Qual seu interesse atual neste sistema colaborativo? Que você acha do hardware livre? Que acha do termo “cultura livre”?
Sono stato sempre affascinato dai processi sociali legati alle nuove tecnologie. Ho capito molto presto che per avere una visione genrale della questione era necessario mettere le mani dentro la tecnologia, studiare la tecnica. E il software libero era quello che garantiva e garantisce l’accesso alla tecnologia.
Você considera-se um artista? De alguma forma você interage com circuitos artísticos, mas…
Non mi consideroun artista. Mi considero un libero ricercatore che sfrutta tatticamente i linguaggi artistici per porre domande e generare conflitto. Quindi in certe occasione posso spacciarmi o essere spaccito per artista.
…parece estar interessado em ir além. Que circuitos são estes?
Quello che mi interessa è generare network di condivisione di conoscenza tecno/politica e spazi di azione collaborativa su questi temi. Un certo tipo di ambiente artistico può essere in questo senso interessante ma non ci si può fermare a questo.
O que você pensa sobre nossa localização nos mapas? É possível identificarmos um fluxo comum de pessoas que vão além de nacionalidade e fronteiras interagindo – como é possível reconhecer-nos?
Le mappe sono uno strumento molto potente di identificazione e categorizzazione collettiva. La mappa è un luogo di rappresentazione che non è estraneo al conflitto. L’esempio recente del ministero del turismo israeliano che cancella dalla mappa turistica la cis-giordania usando gli antichi nomi ebraici è indicativo dell’importanza di questi strumenti.
Il mio network è la mia mappa, la rappresenzazione socio/geografica dei miei spazi di azione e dei miei desideri. Le relazioni che intr4eccio risiedono in una mappa in cui non mi muovo da solo.
O que é a ciência hoje? Como ela pode ir além das idiossicrasias culturais e lingüisticas de cada localização geográfica? Como ela pode ir além dos interesses geopolíticos e corporativos da globalização alienadora de subjetividades?
La scienza è molte cose. Ê la curiosità messa al lavoro per la produzione del capitale. La scienza è anche linguaggio: un linguaggio comune e condiviso oltre molte barriere culturali. Lo sviluppo scientifico condiviso, dal basso e auto organizzato è un esperienza interessante per liberarsi da processi tecnologici imposti dall’alto e riappropriarsi della tecnologia che ci circonda. In questo senso MSST è molto interessante.
O que podemos pensar para além da Internet? Que tipo de práticas poderiam estimular um melhor entendimento de nossa condição atual de criadores de redes e criadoras nas redes?
Indipendenza e autogestione tecnologica.
O que é MSST?
Ê questo. riappropriazione e autogestione della tecnologia di comunicazione. Ê scienza da “garage”. Ê il tentativo di condurre una discussione collettiva a cavallo fra continenti e di aprire uno spazio di azione e ricerca condivisio. Ê anche la manifestazione della voglia di darsi dei nuovi strumenti di comunicazione sganciati dai vecchi vincoli.
Que perguntas o MSST deveria fazer pra sociedade?
Chi vogliamo che decida? Vogliamo delegare la nostra comunicazione, la nostra espressione, a qualcun’altro?
guernica_concerto from Società delle Opere on Vimeo.
What are you projects in web today? what is bugslabs? what is esterotips? Can you explain a little bit more your local context to us?
Bugslab è un hacklab, un laboratorio di informatica libera che da oltre 10 anni vive in due squat delal città di ROma, Italia. Bugslab lavora sulla condivisione di autogestione tecnologica, autogestendo i propri servizi di comunicazione (mail, chat, web etc etc). Nell’ultimo anno abbiamo anche avviato un progetto di coperazione dal basso con il comitato popolare di resistenza di Nilin, villaggio a sud di Ramallah, Palestina, a pochi passi dal muro israeliano dell’apartheid. Li abbiamo costruito un medialab ed abbiamo fatto un corso alla comunità locale su come usare il sito di informazione www.nilin-palestine.org. L’obiettivo non era/è dotarli di un sito web o di un medialab, ma di condividere autogestione tecnologica.
Estereotips invece è un’identità anonima e cangiante di produzione artistico/creativa con strumenti liberi. Ê un progetto che rappresenta una rete di persone che tatticamente si mette insieme su singole produzioni con il denominatore comune della cultura libera. I lavori di estereotips sono sepre a cavallo fra conflitto tecnologico e movimenti sociali. Non a caso il nome estereotips significa stereotipo in catalano.

Can you talk a little bit about your experience with msst @ piksel festival? What do you think about the piksel festival? How it could improve?
Msst@piksel è stato molto potente. La performance in se è stato un vero caos. MI ha stimoltato molto questo flusso di comunicazione in real-time fra brasile/spagna/italia e bergen, il luogo del festival. MSST è un processo e il piksel è stato un nodo di questo processo. Il piksel è un gran festivaL in cui, caso più unico che raro, ci si focalizza solo su tecnologie libere.
Can you tell us about your experience with Hangar, Riereta and other catalunia connections?
Riereta è stato per me il paese delle meraviglie. Un luogo in cu iinterconnettersi con milioni di altri soggetti che lavoravano sulle nostre tematiche e che provenivano da tutto il mondo. Per me che venivo da ambienti di attivismo tecnologico in cui piu o meno tutti erano amministratori di sistemi linux e molto tecnici e poco creativi, conoscere riereta e l’approccio artistico all’attivismo è stato rivoluzionante. Hangar è un centro di arte e nuove tecnologie in cui si è creato uno spazio di condivisione e azione sulla tecno/cultra libera molto interessante, dandomi la possibilità concreta di sperimentare con una serie di tecnologie e discorsi. Anche telenoika.net, comunità aperta di videomakers è un luogo in cui si possono trovare stimoli molto interessanti visto la loro curiosità e apertartura non comune.

What is Qeve an how this project is going?
Qeve è un software di vjing per linux sviluppato con l’aiuto economico di Hangar e telenoika. MA prima ancora di questo è un’esperimento tanto personale qyuanto collettivo: volvevo capire quanto fosse possibile programmare un programma di editing video con strumenti liberi per una persona come me che non è un progerammatore di formazione o per professione. E inoltre mi stimolava l’idea di avviare uno sviluppo condiviso da una piccola comunità di creatori culturali che non fossero tipicamente informatici. Il progetto adesso ha cambiato nome, si chiama gemQ e ha subito un’intera riscrittura e l’inclusione nel progetto di nuove persone. Posso dire che siamo entrati nella seconda fase del progetto, ovvero quella in cui gemQ diventi un progetto totalmente collaborativo sganciato dalla mia persona. Il mio desiderio è che da qui a un anno possa abbandonare il progetto sapendo che il codice sta ancora in giro e che ci sia qualcuno a controllarlo. Un po quello che è successo con qeve all’inizio; ho continuato un progetto di vjing con tecnologie libere, EVE, sganciandolo dal suo primo creatore.
Qeve project website
I read some of your essays, can you show some of that for us? Can you talk about your expectations about your critic work?
In realtà non è che la mia produzione scritta sia poi così interessante. In generale tento di focalizzare il mio lavoro sui processi sociali legati alle nuove tecnologie senza considerare la tecnologia stessa come un fine. Credo che sia uno spazio di azione, che non è autonomo e indipendete da altri fattori sociali ma che può essere tatticamente interessante per generare conflitto. Credo che in generale il problema di molta sociologia che si occupa di nuove tecnologie è che si pieghi in un determinismo orrendo o che focalizzi solo su dinamiche utilitaristiche che non sono quelle che interessano a me. La tecnologia come spazio e non come strumento. Se poi consideriamo la creazione artistica digitale diventa allora necessario usare strumenti liberi, gli unici a garantirti libertà creativa ed espressiva. Daltronde è ormai da tempo un dato di fatto che il software non è semplice codice ma un artefatto culturale, portatore di una precisa visione del mondo, che è poi quella del suo creatore. Trovo quindi fondamentale assumersi la responsabilità di imparare come funzionano le tecnologie: tanto per garantirsi spazi di libertà quanto per leggere in tutti gli aspetti i fenomeni sociali legati alle tecnologie. Se non conosco la tecnica di una tecnologia mi sfuggiranno sempre dei pezzi. Questo è quello che trovo mancanti in molti testi di settore e che tento invece di affrontare dal mio punto di vista. Se parlo di tecnologia devo necessariamente conoscere anche la tecnica per poter capire attentamente quello che succede.
Non mi sento solo in tutto questo comunque: la storia di questo movimento è la stessa storia del movimento anabattista che nella prima metà del 1500 sconvolse il nord Europa al grido di Omnia Sunt Communia. Ê la stessa storia dei contadini inglesi del 1600 che lottavano contro l’”enclosment” dei “commons”, i pascoli comuni. O quella dei ribelli della Comune di Parigi di fine ’700. Ê la stessa che ci conduce alla fine del secolo scorso con la ribellione degli indigeni del Caapas in messico. Ê la storia del software libero. Ê la solita storia di lotta fra chi tenta di chiudere e privatizzare i beni comuni e chi invece si ribella per mantenerli aperti e accessibili a tutt@.
Todo para Todos >< Omnia Sunt Communia
You were in Brasil in 2009 meeting some collectives and MSST people. Can you talk about this experience?
L’esperienza in Brasile è stata incredibile. Attraverso diversi eventi ho avuto modo di farmi un’idea più chiara dell’attivismo digitale Brasiliano e di alcune scene artistiche ad esso collegato. Dalal PDcon09 a SAoPaulo, evento molto arti e formale, fino alla mostra alal torre Malakof di Recifi passando per il simposio su tecnologia libera all’università di San Sanlvador ho affrontato un viaggio in compagnia di persone che ben presto sono diventate per me, oltre che amiche, un network di riferimento per i miei progetti. Ho ritrovato nelle persone con cui poi ho partecipato alla costruzione di MSST la stessa determinazione e la stessa attitutidine. SI il tema centrale è l’attitudine: alla tecnologia, alla vita, ai desideri. Pur venendo da contesti molto diversi siamo riusciti a creare un layer condiviso di pratiche tecnologiche aperte. L’essersi ritrovati al Piksel con alcuni dei Brasiliani conosciuti nell’estate 2009 è stato fondamentale per rinsaldare la relazione. QUalsiasi network, per quanto digitalizzato e dislocato nello spazio, ha bisogno di vedersi e ri-conoscersi ogni tanto. Guardarsi in faccia per cogliere le differenze e le similitudini e rafforzare le azioni che collettivamente si decide di portare avanti. Per questo motivo stiamo adesso lavorando per rivederci, magari di nuovo in Brasile, entro la fine del 2010.
What questions you think MSST could ask you? How could they help you to elaborate those questions?
Credo che il punto centrale sia quali processi tecnologici possiamo elaborare collettivamente per fomentare processi di riappropriazione tecno/sociale. La metafora dei satelliti è geniale: rappresenta molto bene il problema delle società attuali nel trovare spazi di autonomia comunicativa fuori dalla colonizzazione dell’immaginario in cui siamo cresciuti. Dal’altro è msst un proposito molto interessante: l’idea di costruire un proprio sAtellite ed essere liberi di comunicare digitalmente fuori dalle grandi corporation è rivoluzionaria. Se saremo in grado di costruirlo credo che potremo morire felici e in pace qualsiasi cosa succeda dopo.
